Una storia sbagliata

A rileggerla tutta a partire dal fondo, quella di Stamina sembra la storia di un torbido romanzo noir fatto di fughe, inseguimenti, promesse, inganni, errori, complotti e personaggi dai caratteri così definiti da sembrare finti. Il ritmo incessante è dettato da un bombardamento di immagini di bambini sofferenti e adulti disperati che arrivano a dissanguarsi in piazza per difendere quello che, agli occhi dei più, sembra ormai indifendibile. «O Stamina o morte», non ci sono più margini di trattativa. Chi protesta lo fa per avere accesso a Stamina e solo a Stamina, perché tutto il resto è corrotto e colluso con un sistema malato che «toglie la speranza». Una speranza che però è qualcosa di più del semplice bisogno di aggrapparsi a un appiglio per non precipitare. Stamina è il colpo di scena che risolve tutto e lo fa in maniera facile, la soluzione è lì alla portata di tutti.

Ma bisogna sbrigarsi, non c'è tempo per pensare, per fare i controlli, bisogna correre e fare in modo che tutti possano accedere alla cura, «prima che sia troppo tardi».

È difficile mettere in fila i singoli passaggi che hanno portato a considerare come salvavita un trattamento che non ha mai dato dimostrazione di funzionare. Quel che è certo è che quella di Stamina è una storia sbagliata, una storia che non sarebbe mai dovuta cominciare e che, come tutte le storie sbagliate, finirà male o, peggio, non finirà mai, andando ad alimentare quel sottobosco di discorsi da bar pieni di complottismi e giustizia spicciola.
Possiamo imparare qualcosa da Stamina? Noi pensiamo di sì e proveremo a spiegarvi perché negli articoli che potete leggere nelle pagine che seguono.